Il metodo DA nella scuola secondaria di I grado: una didattica alternativa è possibile?

16.09.2021

Come tutte le cose belle e buone e soprattutto fatte con passione di solito, si spera, tendono a tornare, anche il mio lavoro riprende sul sito atuttascuola6.webnode.it, il sito ufficiale del metodo DA, dopo la pausa estiva per chiederci se davvero una didattica alternativa sia possibile, specialmente nella scuola secondaria di I grado dove ho preso servizio il 23 novembre 2020 e dove ho preso nuovamente servizio il 4 settembre 2021, ma c'è da precisare una cosa: la scuola non è più la stessa in cui ho lavorato l'anno scorso. Insegnare è un po' essere come Abramo, che sente la chiamata e va dove gli viene indicato di andare e questa volta la direzione che ho seguito è stata una scuola secondaria di primo grado ad Angeli di Rosora (AN). Sei nuovi classi, la continuazione della mia missione, della mia vocazione. Il signor algoritmo quest'anno mi ha spedita qui e se niente è davvero un caso, sono lieta di esserci finita e di lavorare ancora con i ragazzi, con il futuro, al quale dovremmo affidare ogni nostra speranza, ogni augurio e auspicio di un domani migliore.

La mia esperienza alla scuola secondaria di I grado I.C. Ancona Nord (AN), si è conclusa il giorno 30 giugno 2021 con un collegio docenti da remoto che ho seguito stremata in treno di ritorno da Vaprio d'Adda (MI), il paesino in cui ho insegnato in una scuola primaria e dove ho iniziato a teorizzare il metodo DA con i dolcissimi alunni delle mie due quarte elementari. E sono tornata lì dopo un anno esatto perché i genitori di quei bambini che ora sono più alti di me e stanno frequentando ormai le scuole medie, volevano che ci rivedessimo tutti per la classica pizzata di classe che il Covid-19 lo scorso anno, ovviamente, ci ha negato. 

Prima di andare a Vaprio, però, ho aderito al piano estate e ho deciso di testare il metodo DA ad un livello decisamente alto: scrivere e girare in meno di sette giorni un cortometraggio scritto dai 35 ragazzi delle classi prime e seconde che avevano aderito al mio progetto interamente in lingua inglese. Il progetto si chiamava "CinEnglish" chiara fusione che il mio cervellino pazzerello ha creato tra le parole Cinema e English. Il corto, dal titolo "Covid-19" ha messo in luce e in scena i disagi e le sofferenze dei ragazzi, raccontate dai ragazzi durante il periodo infernale, assurdo ed allucinante dei vari lockdown, in cui la nostra vita, come insegnanti e la loro, soprattutto, come studenti, si è ridotta a "vederci" tramite il tristissimo foro della webcam. La DAD (che spesso chiamo Disagio a Distanza), ha spento l'entusiasmo di avere dai 10 ai 14 anni a ragazzi innocenti, che hanno visto l'isolamento prendere il sopravvento sulle loro intere vite. Confinati in massimo 20 mq delle loro camerette, senza nemmeno il diritto di percorrere il tragitto casa-scuola coi loro amici, abbiamo davvero rischiato di perderli. A questo proposito ho pensato che un cortometraggio creato dai ragazzi potesse aiutarli a recuperare la socialità, l'inclusione e l'appartenenza perdute e in questo caso non è stato semplice come magari voleva Proust, qui il the e la madeleine non ci sono stati sufficienti.

Il corto ha permesso ai ragazzi di mettersi in gioco in tutto: hanno scelto i loro nomi, i costumi ( una camicetta bianca, un pantalone nero e un cravattino dello stesso colore), una divisa stile scuola inglese a tutti gli effetti, hanno curato la stesura del copione e dei dialoghi, ma soprattutto si sono divertiti, hanno rivissuto la bellezza dello stare insieme e del condividere momenti di profonda crescita. Così hanno narrato le vicende che hanno coinvolto il mondo scuola e tutto il loro universo in venticinque minuti complessivi, partendo dalla data 7 gennaio, dalle chiacchierate in cortile, all'arrivo della nuova insegnante di inglese, per poi spingersi verso la pausa pranzo in mensa, fino ad arrivare alla notizia della scoperta di un nuovo virus in Cina, mettendo poi in scena un talk show in cui una studentessa diventa una famosa conduttrice televisiva e un'altra sua compagna un'affermata virologa, fino ad arrivare alla scena in cui un ragazzo interpreta il ruolo di Boris Johnson che annuncia il lockdown nel Regno Unito. Il corto si conclude con una scena finale di massa, in cui i ragazzi percorrono i corridoio della scuola e d'improvviso, sulle note di "The Legend of Novecento" di Ennio Morricone, si ritrovano a correre liberi, sperando in una nuova aurora.

Praticare la DA, specialmente nella favorevole età compresa tra i 10 e i 14 anni, rende le lezioni più interessanti e dinamiche, meno cattedratiche, meno frontali e meno noiose. Anche qui ad Angeli di Rosora sto già applicando il metodo in modo ancora molto semplice, ma appena conoscerò meglio le mie nuovi classi, potrò sicuramente coinvolgere ancor di più i ragazzi. Basta vedere come brillano i loro occhi quando spiego loro il mio metodo, quando parlo loro degli strumenti che uso per parlare il "Ragazzese", termine che ho coniato per definire la lingua dei giovanissimi, frutto degli innumerevoli stimoli che ricevono dall'esterno, senza sosta alcuna, ma anche frutto delle esperienze del loro vissuto, dei loro interessi, delle loro passioni. Questi strumenti ormai necessari per rivoluzionare la didattica sono gli stessi che usano loro (TikTok, Instagram, Spotify e Netflix): TikTok serve a proporre una didattica che segue le tendenze che attraggono i nostri studenti, perciò una buona conoscenza dei "balletti con cui si può anche perdere la dignità" è quantomeno necessaria per aiutarli a memorizzare le regole ballandole e cantandole e qui ci viene in aiuto anche Spotify, che tramite l'aggiornamento continuo dei vari brani, permette di imparare le canzoni che loro ascoltano e cambiarne le parole inserendo ad esempio la regola che si vuole insegnare. (Per inciso: non usare assolutamente Facebook, per loro è roba da vecchi).

La DA funziona appieno quando la classe reagisce comprendendo che mentre ci si diverte si sta davvero imparando, funziona coi suoni, il role play, il ballo simultaneo che traduce con semplici passi e coreografie basilari le canzoni che il docente decide di proporre alla classe. Si consiglia inoltre di adottare un approccio comunicativo, abbandonando quello formalistico, in altre parole, è meglio insegnare le lingue straniere passando dall'uso alla norma e non viceversa.

Portare avanti un percorso alternativo, non significa ogni giorno creare un cortometraggio o chicchessia, ma significa piuttosto promuovere una didattica inclusiva, dove tutti imparano e dove tuti si divertono, dove la grammatica gioca con loro e non diventa un tormento da imparare a memoria. La DA desidera che gli studenti mettano le mani in pasta, si muovano per memorizzare più velocemente le informazioni in modo efficace ed effettivo e vuole infine garantire il successo degli studenti, un miglioramento concreto, vuole che i ragazzi si affezionino alla materia, vuole che si parli di loro, perché la scuola sono loro.

Dunque, una didattica alternativa è possibile? Sì, e non solo è possibile, ma necessaria, fa la differenza, perché motiva i ragazzi e li appassiona, li rende protagonisti indiscussi e dopotutto sapete che cosa penso infine? Che se anche perdo la dignità per cambiare le parole alle canzoni e per eseguire i balletti di TikTok, se lo faccio con loro e per loro, beh, non importa veramente.

Presto vi aggiornerò su come questi miei nuovi studenti, queste nuove speranze, questi angeli di Rosora reagiranno al metodo.

W LA DA!


Martina Belelli





Martina Belelli
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